IL MODELLO ITALIANO DEGLI INCUBATORI: NON E' AL PASSO DELL'EUROPA

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Il modello imprenditoriale italiano è tipicamente quello frammentato, costituito da aziende di piccola dimensione che faticano a competere nel contesto internazionale, comandato dai grandi colossi.

Ebbene, stiamo facendo lo stesso con gli incubatori, dimostrando purtroppo di non aver imparato dalle nostre esperienze passate.

Proprio a pochi mesi dall’inaugurazione in Francia di Station f, il piu’ grande incubatore del mondo, uno spazio di oltre 34 mila metri quadri con la dotazione di 10 miliardi di euro investiti da un Fondo, che sorge a Parigi ed è interamente dedicato allo sviluppo delle start-up, in Italia i nostri incubatori fanno il conto con performance assolutamente non all’altezza delle aspettative.

I motivi del fallimento sono plurimi, ma tutti collegati a una ragione essenziale: a fronte di poco piu’ di 6.000 start-up esistono 37 incubatori certificati e circa un centinaio non approvati dal Mise ma che svolgono comunque l’attività: troppi e singolarmente troppo piccoli.

Tale frammentazione rende incapaci i singoli incubatori di attrarre fondi verso le start-up incubate. In Italia basterebbero due o tre incubatori di grandi dimensioni, capaci di attrarre le idee migliori e di valorizzarle, anche attraverso la convergenza di capitali. E così i risultati economici degli incubatori stentano ad arrivare, con bilanci in rosso per tutte le attività. Si salvano solo gli incubatori universitari che riescono invece ad essere in attivo.

La mortalità delle start-up italiane è molto elevata, e ciò non dipende solo da una mancanza di capitali, ma proprio dall’incapacità degli incubatori esistenti di attrarre le idee migliori e supportarle nella crescita con servizi adeguati.

Il mercato delle start-up italiane non riesce così a decollare. Le operazioni di exit sono sostanzialmente ferme, come dimostrato dai deludenti dati del 2016, che segnano il 20% in meno di operazioni degne di nota. E così gli incubatori, che proprio sulle operazioni di exit fondano i loro ricavi, sono costretti a fare altro, e offrire servizi di consulenza, education e open innovation, per poter sopravvivere.

Forse Station F potrà porsi come un esempio da seguire anche per l’Italia, convincendo gli operatori a unirsi tra loro e creare un'unica realtà, in grado da un lato di attrarre le migliori idee e dall’altro di finalizzare i business incubati. Se così non sarà l’Italia sarà totalmente fuori dalla competizione europea nel mercato delle start-up e dell’innovazione.

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