Mercato dei minibond in crescita

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Prima o poi doveva succedere. Nell’ambito della ricerca da parte delle aziende di canali alternativi all’indebitamento bancario lo strumento dei minibond, fino ad oggi poco sviluppato rispetto alle sue possibilità, sta vedendo livelli e ritmi di crescita interessanti, in Italia come in diversi paesi europei, anche se le cifre restano pur sempre limitate.

Nato nel 2013 il mercato dedicato allo strumento – ExtraMotPro – è ad oggi arrivato a quota 303 strumenti quotati, quasi tutti minibond, per un totale di circa 16 miliardi, e 196 aziende disposte a utilizzarlo.

L’utilizzo della cifra raccolta è vario, anche se in quasi tutti i casi si parla della realizzazione di un progetto specifico, come ad esempio l’internazionalizzazione.

Per l’Italia la spinta arriva dal Centro Nord, anche se non mancano le realtà del sud, mentre i settori principali sono il manifatturiero e i beni di consumo, seguono energia, servizi di consumo e finanza.

Tutte le società purchè non siano microimprese né Istituti di Credito possono emettere minibond. Dall’altro lato i minibond possono essere sottoscritti da soggetti istituzionali professionali e qualificati, quali SGR, Sicav, Fondi Pensione, assicurazioni e banche.

Uno strumento che pur presentando vantaggi sia lato emittenti sia sottoscrittori, vantaggi fiscali e non solo, presenta anche limiti identificabili oltre che nei costi, nella necessità di cambiare mentalità di gestione, creando bilanci e progetti d’azienda totalmente trasparenti, e passando da una gestione magari famigliare a una manageriale, esattamente come in caso di quotazione sul mercato azionario.

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