La quotazione in Borsa: un vantaggio competitivo

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Stabilità finanziaria, aumento di competitività, crescita ponderata. Questi alcuni dei vantaggi che attendono le imprese che decidono di affrontare il cammino verso la quotazione.

E grazie alla legge di bilancio 2018 se ne aggiunge uno ulteriore: credito di imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per la quotazione in Borsa delle PMI entro il 31 dicembre 2020.  L’importo massimo è di euro 500 mila per azienda, a fronte di un ammontare totale di 80 milioni per la manovra.

L’accesso al mercato dei capitali tramite la quotazione in Borsa è uno strumento importante per tutte quelle imprese che desiderano confrontarsi in scenari competitivi sempre più complessi, che richiedono visione strategica, piani industriali solidi e importanti capitali per realizzarli. Infatti, le imprese quotate sono caratterizzate da elevati tassi di sviluppo, che la quotazione aiuta a mantenere nel tempo.

 

E d’altronde non si può dire che la scelta della quotazione non costi. È noto che Pirelli, rientrata recentemente, abbia speso una cifra attorno agli 80 milioni di euro. Decisamente piu’ bassa la cifra per le PMI: 20 mila euro per Piazza Affari, per un costo totale intorno ai 500-700 mila euro – la differenza è costituita dalle spese per banche, revisori, avvocati e consulenti vari.

Il mercato dedicato alle PMI è il AIM, sul quale ci si aspetta quindi il maggiore impatto della Riforma. L’Aim è stato appositamente creato su un delicato equilibrio, da un lato semplificare gli adempimenti in fase di quotazione, dall’altro tutelare gli investitori.

E’ verosimile che i vantaggi legati alla quotazione superino di gran lunga i costi sostenuti, soprattutto in una visione strategica temporale di medio-lungo periodo.

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