Pir o non Pir, questo è il dilemma

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Se ne sta parlando molto negli ultimi mesi, presentato come la panacea di tutti i mali per le aziende italiane e un’ottima alternativa per gli investitori, ma di cosa si tratta davvero e come funziona questo strumento?

Cos’è

Si tratta di pacchetti di investimento il cui contenuto è per il 70% dedicato alle PMI italiane, di cui almeno il 30% ad aziende non inserite nell’indice Fitse Mib, e con un indice di concentrazione per singolo emittente del 10% massimo per portafoglio, sia sotto forma di azioni sia di obbligazioni, dedicato al singolo risparmiatore. Risparmiatore che deve essere un’unica persona fisica – non è possibile cointestare un PIR: in questo modo, il classico risparmio famigliare diventa uno strumento a supporto dell’economia delle imprese italiane.

Come si aderisce a un PIR?

Occorre aderire a uno dei seguenti contenitori:

- fondo comune d'investimento
- depositi titoli
- gestione patrimoniale
- polizza assicurativa

Ciò si realizza attraverso Istituti di Credito o meglio intermediari finanziari, che hanno creato pacchetti di PIR specifici nei quali è possibile investire.

Come funziona praticamente per l’investitore?

La cosa piu’ facile è rivolgersi al proprio Istituto di Credito e chiedere di inserire nel proprio deposito titoli un PIR. L’Istituto di Credito può ricorrere a un proprio pacchetto oppure richiederne uno a un intermediario finanziario.

Vantaggi per il risparmiatore

A differenza delle altre forme di investimento – ad eccezione di quello nelle start-up innovative – lo Stato ha attribuito un vantaggio fiscale a quanto viene investito nei PIR. In particolare la totale esenzione dei rendimenti e degli utili nonché la detassazione in caso di eredità.

Minimali/Massimali di investimento

Ogni persona fisica può investire in un solo PIR nel corso della propria vita, da un minimo di 500 euro a un massimo 30.000 euro annui, per una durata di 5 anni e un totale sul periodo di 150.000 euro. E’ possibile naturalmente disinvestire prima dei 5 anni, ma si perderanno i benefici fiscali. Parimenti, è possibile investire cifre superiori al massimale, come sta già accadendo da parte di alcuni investitori, ma i benefici restano esclusivamente sul tetto indicato.

Nel 2017 in Italia sono stati raccolti 10 miliardi, ben oltre le stime prudenziali che parlavano di 2 miliardi. Si parla di una cifra similare anche per il 2018 e di un totale di 70 miliardi sui cinque anni. Le premesse non mancano, quindi, perché i Pir siano un trend che duri nel tempo e aiuti le PMI ad approdare in Piazza Affari

Insomma, pur con pregi e difetti come tutte le tipologie di investimento, i PIR, che sono stati utilizzati con successo sia in Francia sia in Gran Bretagna, sono un ottimo strumento per i risparmiatori, ma anche per le aziende, che a fronte di una rinuncia a una parte delle azioni possono ricevere grandi benefici in termini di liquidità. Da provare.


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